giovedì 16 dicembre 2010

Un pensiero per Alessandra


C’è un nuovo angelo in cielo. E’ Alessandra, che se n’è andata a 30 anni dopo duri mesi trascorsi da un ospedale all’altro e una vita segnata dalla presenza della croce. Eppure Alessandra è stata presenza luminosa, dono splendente anche nel dolore. Alessandra è importante per molti: per tanti amici che l’hanno accompagnata e incrociata nella sua esistenza, durante tanti anni o soltanto per una manciata di momenti.


A volte non era facile strapparle il sorriso. Ma proprio per questo era così bello e significativo, perché era timida, perché così - anche senza parole- chiedeva rispetto e un ascolto non distratto. Era bello il suo sorriso appena accennato, perché era il segno che insieme al suo cuore si apriva quello di chi le stava davanti. Non è questo un insegnamento stupendo?

L’ha sempre accompagnato la mamma, in silenzio, con pazienza, con l’amore senza misura che non cede neppure di fronte ai momenti più neri. Accanto a lei le mamme dei suoi amici e che più di ogni altro possono comprendere la verità di quello che ha sperimentato con lei. Non erano sole, perché intorno a lei, e con particolare evidenza in questi mesi, si sono stretti i suoi amici di ogni giorno con preghiere semplici e preziose, con il ricordo continuo e fiducioso. E accanto a loro tutti i dipendenti dell’AIAS di Pistoia, da chi guida il suo “pulmino” ai terapisti e ai medici che l’hanno aiutata e accompagnata ogni giorno. E poi i volontari. Pure nel dolore di questo momento è bello ricordare il modo con cui si sono fatti vicini all’Alessandra e alla sua mamma quando finiva il servizio e proseguiva l’amicizia, quando non poteva più l’assistenza, ma arrivava la dedizione e l’affetto. Questo è l’AIAS che conosco, dove Alessandra ha vissuto nell’ordinario e nello straordinario, nella riabilitazione e nella festa, nel buio e nella fede. Questo è l’AIAS che francamente non recupero nei giornali e nei titoli sulle locandine di questi giorni.

Qualche mese fa, in un momento di grande pena, all’ospedale dopo un’ennesima ricaduta, mi sorprese la secca domanda dell’Alessandra: “Che sei venuto a fare qui?”. Quanto mi ha insegnato quella domanda! E quanto deve meditarla chi intende impegnarsi per il bene dell’AIAS!

L’ultima volta che ti ho vista hai aperto e alzato la mano con gioia in un saluto silenzioso: un “ciao” così bello e luminoso che con quella domanda mi voglio tenere stretto stretto nella mente e nel cuore.

martedì 23 novembre 2010

Veglia per la vita nascente...

Cari amici, sabato prossimo ci incontreremo al Centro AIAS di San Biagio (ore 17.30 circa) per il consueto momento di riflessione e preghiera comunitaria.


Vogliamo fare nostro l’invito di Papa Benedetto XVI e pregare, nei primi vespri di inizio Avvento per la Vita Nascente.

L’appello è stato lanciato lo scorso giugno, con una lettera in cui si propone l’adorazione eucaristica per “ringraziare il Signore che, con il dono totale di se stesso, ha dato senso e valore ad ogni vita umana e per invocare la protezione di ogni essere umano chiamato all’esistenza”. L’auspicio è che le “chiese particolari in unione con il Santo Padre ...possano ottenere la grazia e la luce del Signore per la conversione dei cuori e dare una testimonianza comune della Chiesa e per una cultura della vita e dell’amore”.



In questi momenti difficili, in cui le vicende del commissariamento hanno ripetutamente sollevato polemiche e accuse relative allo Statuto dell’AIAS di Pistoia vogliamo recuperare alcuni punti tratti dall’Articolo 2, relativo alle finalità e all’attività dell’Associazione:

2.1.- L’Associazione agisce nello spirito del volontariato, non ha scopi di lucro e persegue unicamente finalità di utilità e promozione sociale.


2.2.- In particolare, l’Associazione – che deve usare nella denominazione e in qualsivoglia segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico la locuzione “organizzazione non lucrativa di utilità sociale” ovvero l’acronimo “ONLUS” – è costituita allo scopo di svolgere attività di assistenza e promozione sanitaria, socio sanitaria e sociale, finalizzate a:


• favorire il pieno sviluppo, anche nella dimensione spirituale, culturale e sociale, delle persone disabili, prestando sostegno a costoro e alle loro famiglie, intese come luogo primario dell’intervento riabilitativo;


• accrescere all’interno della società la consapevolezza del valore e della dignità della persona umana, specialmente se disabile;


• promuovere l’affermazione di un sistema assistenziale fondato sulla centralità della dignità di ogni singola persona umana, senza alcun riguardo al tipo e al grado di disabilità fisica o mentale della stessa;


• operare affinché nella comunità civile si affermi un criterio di guarigione della persona centrato sul valore essenziale e non negoziabile della stessa, della sua dignità, della sua specifica ricchezza, e della sua accoglienza senza riserve, respingendo ogni criterio fondato invece sulla valutazione della persona secondo parametri di efficienza e di produttività che tenda ad evidenziarne limiti e difetti psico-fisici."

Anche la serata di sabato vuole condividere lo spirito e il carisma proprio dell’AIAS di Pistoia come evidenziato dai punti dello Statuto.

All’inizio del tempo di Avvento siamo chiamati a sperimentare e alimentare l’attesa fiduciosa. Ci conforta e ci incoraggia Gesù stesso. Il Figlio di Dio, infatti, ha voluto vivere fino in fondo la fragilità umana, nascere lontano da casa in un rifugio di fortuna, in compagnia di pastori e animali, sperimentare la minaccia della morte fin da piccolissimo. In questi giorni di rabbia e abbattimento ci invita a confidare in Lui.

Il bambino nato privo di ogni cosa, nell’umiltà di una mangiatoia è il Signore della Storia. Si è abbassato così tanto per venirci a cercare, per incontrarci anche nelle esperienze più difficili e dolorose. Ci tende le braccia e piange in attesa del nostro abbraccio, aspetta di essere nutrito dal nostro amore. Qui all’AIAS ci tende le mani in quelle dei ragazzi, qui chiede accoglienza, aiuto e protezione. Da qui chiede protezione per tutti i bimbi selezionati alla nascita perché portatori di handicap, per i bimbi dimenticati o negati ancora prima di venire alla luce.

A lungo, durante la stesura dello Statuto, ci siamo soffermati su questi punti, ritenendo che fossero queste le parti decisamente più importanti, perchè da queste è indirizzata tutta l'attività dell'AIAS di Pistoia. Sabato avremo una buona occasione per ripensarci pregando a difesa della vita. Affidiamo al Signore ogni cosa, convinti di aver sempre lavorato cercando di tenere fede a queste finalità.

Seguirà, come di consueto, un momento conviviale!!!

mercoledì 10 novembre 2010

Chiusura Cantiere AIAS

Cari amici,
purtroppo il momento che tutti temevamo è arrivato. Pubblico di seguito il comunicato stampa redatto dal Consiglio Commissariato:


Dobbiamo purtroppo comunicare a tutti gli assistiti, alle loro famiglie, ai dipendenti, a quanti operano all’Aias e a tutta la città che il Cantiere del nuovo centro è praticamente chiuso.
La ditta preposta ai lavori ha da riscuotere diverse rate ed è esposta di oltre un milione di Euro.


A questo punto, inoltre, lo stato di avanzamento dei lavori imponeva alla ditta l’onere di stipulare contratti per l’appalto dei lavori con i fornitori di infissi, della impiantistica, e con tutto ciò che occorre per portare l’opera a completamento.


Ma in una situazione di Commissariamento qual’è quella in corso all’Aias, dove il Commissario non ha mai dichiarato ad alcuno quali sono le ragioni del suo insediamento, né quali sono gli scopi che si prefigge -se non quello che “Bisogna distruggere l’Aias per poi ricostruirla”-, né ha voluto  convocare l’assemblea dei soci, ai quali ha risposto che :“ i soci della sezione Aias di Pistoia non esistono”, chi può assumersi la responsabilità di proseguire i lavori?

La Fondazione Maria Assunta in Cielo, voluta a suo tempo dall’Aias proprio per mantenere ed ampliare le strutture e per sviluppare i servizi necessari ai disabili, ha sempre agito in stretta sinergia con l’Aias, sia di fatto fino dalla costituzione da parte dell’allora presidente dell’Aias nei primi anni ’90, sia per le convenzioni scritte, sia per come recitano gli statuti. I nostri sponsor, grazie ai quali abbiamo iniziato la costruzione del nuovo centro e la ristrutturazione di quello esistente – tutt’altro che defilati ma al contrario desiderosi di dare il loro promesso contributo - come possono continuare a mantenere gli impegni presi con precise prospettive senza sapere quale sarà il futuro dell’Aias, senza conoscere il futuro dei servizi per i disabili a Pistoia, scopo vero ed ultimo del loro contributo al di là del bel progetto per il nuovo centro? All’ultimo momento il Commissario  ha cercato di prospettare la disponibilità a dare il suo (!) contributo al centro. Ma in realtà fa finta di non capire. I soldi ci sono e per quelli che mancavano la Fondazione avrebbe stipulato un proprio mutuo come stabilito in un preciso piano finanziario. L’ostacolo è il Commissario, non sono i soldi.


Ecco perché i lavori sono fermi e chissà se potranno essere ripresi.


Costa molto questo comunicato a noi tutti del consiglio commissariato per l’angoscia che può creare in tante famiglie. Ma a questo punto bisogna prendere atto della amara realtà. Intanto speriamo con fiducia nella Giustizia e poi, rispettosi e pacifici, continueremo a lottare perché ci sembra impossibile che una bella realtà, ammirata ed apprezzata da tutti, possa essere distrutta.


Il Consiglio direttivo commissariato

mercoledì 27 ottobre 2010

Due testimoni per momenti difficili

Cari amici,
in questo momento di grande pena ci sono di consolazione due figure di martiri. Due vite spezzate, due perdenti agli occhi del mondo che hanno speso la loro vita per iniziative e attività apparentemente inutili e del tutto marginali. Ma questo soltanto agli occhi degli uomini.
Credo che il loro esempio ci inviti prima di tutto alla conversione, al radicamento al Vangelo e ai piccoli.
Quanto più si rimane fedeli alla propria missione, purificando il cuore e la mente nella preghiera e nel servizio, tanto più il Signore può vincere le divisioni e le oscurità, colmare le distanze apparentemente più incolmabili.


Paulos Faraj Rahho è stato arcivescovo cattolico iracheno dalla diocesi caldea di Mossul.
Nel 1989 ha fondato la “Fraternità Oasi della Carità e Gioia” per accogliere bambini disabili. Durante il suo episcopato si è impegnato a fondo per la promozione del dialogo interreligioso. Il 29 febbraio 2008 Mons. Rahho è stato rapito da un commando di uomini armati. Dopo alcuni giorni di inutili trattative per la sua liberazione, è stato trovato morto il 12 marzo.

Può sembrare un controsenso ma è forte la testimonianza che offre l'Oasi della carità e gioia di Mossul, la casa di accoglienza per giovani disabili fondata il 28 agosto 1986 da mons. Paulos Faraj Rahho. La sua tragica morte non ha fermato questa opera che raccoglie intorno a sé centinaia di giovani e adulti in tutto l'Iraq, rivolta all'accoglienza e all'assistenza di bambini e giovani diversamente abili. L'eredità di mons. Rahho, infatti, è stata raccolta dal vescovo ausiliare di Baghdad, mons. Shlemon Warduni, coordinatore dell'oasi e da Imad Azid.
Un incontro particolare. "Imad Azid (…) nel 1986 era un soldato impegnato nell'esercito iracheno nella guerra contro l'Iran. Di ritorno dal fronte, s'imbatté a Mossul, in un giovane disabile che avvicinatolo gli mostrò affetto e bontà. Colpito da questo incontro, ne parlò con il compianto mons. Rahho, al tempo parroco nella chiesa di san Paolo, che iniziò ad impegnarsi per alleviare le tristi condizioni di questi disabili bambini e giovani in particolare". "Gli inizi (…) non furono facili, anche perché i volontari che da subito, si dedicarono con mons. Rahho a queste persone, trovarono molta resistenza nelle famiglie degli stessi disabili, considerati, nella cultura locale, come una vergogna, quindi da tenere in casa nascosti. Per alcuni erano addirittura ritenuti una punizione divina. Molti sono stati trovati in casa legati, che non sapevano parlare o camminare, lasciati soli".
Inizi difficili ma grandi gioie. "La prima cosa (…) fu avvicinare le famiglie dei bambini e dei giovani e superare una certa loro resistenza. La diffidenza nei confronti degli operatori che cercavano di entrare in contatto con i figli piano piano è diminuita. Soprattutto quando si sono accorti che i loro piccoli venivano accolti, amati, curati, educati. I progressi erano e sono notevoli al punto che qualche ragazzo è rientrato in famiglia". "Una delle gioie più grandi (…) è stata sentire dire da qualche genitore di aver riscoperto nel figlio disabile una persona e dunque una rinnovata genitorialità. Al rifiuto del figlio è subentrata l'accoglienza e soprattutto l'amore". "Da questo impegno è nata la Fraternità della carità e gioia, suddivisa in quattro settori: i volontari, gli assistenti spirituali, i piccoli disabili, chiamati fratelli, e infine i loro genitori. Con la fraternità nacque, a Mossul, anche la prima casa, l'oasi della carità e gioia, per ospitare i disabili".
(dal blog: Baghdadhope)

Don Andrea Santoro (Priverno, 1945 – Trebisonda 2006). Sacerdote cattolico della diocesi di Roma. Nel 2000 è inviato in Turchia come fidei donum. Per iniziativa di don Andrea è nata “Finestra per il Medio Oriente”, organizzazione che vuole favorire uno “scambio di doni spirituali” tra Oriente e Occidente. Dopo cinque anni di autentica presenza cristiana  viene ucciso a Trabzon (Trebisonda) nella chiesa di Santa Maria il 5 febbraio 2006.

In questo cuore nello stesso tempo “luminoso”, “unico” e “malato” del Medio Oriente è necessario entrare: in punta di piedi, con umiltà, ma anche con coraggio. La chiarezza va unita all’amorevolezza. Il vantaggio di noi cristiani nel credere in un Dio inerme, in un Cristo che invita ad amare i nemici, a servire per essere “signori” della casa, a farsi ultimo per risultare primo, in un Vangelo che proibisce l’odio, l’ira, il giudizio, il dominio, in un Dio che si fa agnello e si lascia colpire per uccidere in sé l’orgoglio e l’odio, in un Dio che attira con l’amore e non domina col potere, è un “vantaggio” che può sembrare “svantaggioso” e perdente e lo è, agli occhi del mondo, ma è vittorioso agli occhi di Dio e capace di conquistare il cuore del mondo (…) Ringrazio Dio di quanti hanno aperto il loro cuore. Ma sia ancora più aperto e ancora più coraggioso. La mente sia aperta a capire, l’anima ad amare, la volontà a dire “sì” alla chiamata. Aperti anche quando il Signore ci guida su strade di dolore e ci fa assaporare più la steppa che i fili d’erba.
 Il dolore vissuto con abbandono e la steppa attraversata con amore diventa cattedra di sapienza, fonte di ricchezza, grembo di fecondità. Ci sentiremo ancora. Uniti nella preghiera vi saluto con affetto. Potete scrivere i vostri pensieri, fare le vostre domande, esprimere le vostre risposte. Insieme si serve meglio il Signore,
don Andrea
(ultima lettera di Don Andrea, da “Andrea Santoro, Lettere dalla Turchia, Roma 2006”)

domenica 10 ottobre 2010

Non c'è da scherzare

Così dice Federico: "non c'è da scherzarci".
La chiusura del Cantiere del Nuovo Centro AIAS Pistoia Onlus è un fatto che ci amareggia senza misura. Ma soprattutto viene da domandarsi : "Perchè? Perchè tutto questo?"
Siamo ancora in attesa delle risposte. Ma forse è la via della croce, il parto doloroso da cui nascono le esperienze più belle.
Ora Insieme di questa settimana affronta il problema con la testimonianza di genitori e assistiti.
Guardatelo e fatelo vedere.




giovedì 30 settembre 2010

In Cammino verso Madrid..sulla via della Croce..

Cari amici,

sabato scorso abbiamo vissuto uno stupendo momento di preghiera, condivisione e festa insieme: una serata speciale in un periodo decisamente complicato per l'AIAS di Pistoia.
Segnalo per chi non c'era il testo che abbiamo meditato sabato alla veglia. Si tratta del messaggio che il Papa ha rivolto ai giovani di tutto il mondo in occasione della GMG di Madrid. In appendice ho aggiunto un brano estratto da uno dei suoi discorsi pronunciati durante il Viaggio Apostolico in Inghilterra. E' stato un viaggio storico, dai contenuti profondi e i toni forti che purtroppo è passato un po' sotto silenzio nei canali di informazione.

Prima di lasciarvi vi segnalo che su canale di VIMEO potete vedere la trasmissione ORA INSIEME dedicata al viaggio a Fatima! http://vimeo.com/15421295

Vi segnalo anche un link che ci conferma amaramente come le vicende dell'AIAS d Pistoia abbiano raggiunto anche la Sicilia. A voi il commento sulla situazione in Sicilia..e nel resto d'Italia!!!
http://fisioterapisti-indignati.blogspot.com/

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI PER LA XXVI GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ 2011
"Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede" (cfr. Col 2,7)

In ogni epoca, anche ai nostri giorni, numerosi giovani sentono il profondo desiderio che le relazioni tra le persone siano vissute nella verità e nella solidarietà. Molti manifestano l’aspirazione a costruire rapporti autentici di amicizia, a conoscere il vero amore, a fondare una famiglia unita, a raggiungere una stabilità personale e una reale sicurezza, che possano garantire un futuro sereno e felice. Certamente, ricordando la mia giovinezza, so che stabilità e sicurezza non sono le questioni che occupano di più la mente dei giovani. Sì, la domanda del posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i piedi è un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gioventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande. Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci nella normalità della vita borghese. Volevamo ciò che è grande, nuovo. Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastità e bellezza. Certamente, ciò dipendeva anche dalla nostra situazione. Durante la dittatura nazionalsocialista e nella guerra noi siamo stati, per così dire, “rinchiusi” dal potere dominante. Quindi, volevamo uscire all’aperto per entrare nell’ampiezza delle possibilità dell’essere uomo. Ma credo che, in un certo senso, questo impulso di andare oltre all’abituale ci sia in ogni generazione. È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’anelito per ciò che è realmente grande. Si tratta solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l’uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Qualsiasi altra cosa è insufficiente. Sant’Agostino aveva ragione: il nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Te. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace. Allora comprendiamo che è un controsenso pretendere di eliminare Dio per far vivere l’uomo! Dio è la sorgente della vita; eliminarlo equivale a separarsi da questa fonte e, inevitabilmente, privarsi della pienezza e della gioia: “la creatura, infatti, senza il Creatore svanisce” (Con. Ecum. Vat. II, Cost. Gaudium et spes, 36).

Cari amici, vi invito a intensificare il vostro cammino di fede in Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Voi siete il futuro della società e della Chiesa! Come scriveva l’apostolo Paolo ai cristiani della città di Colossi, è vitale avere delle radici, delle basi solide! E questo è particolarmente vero oggi, quando molti non hanno punti di riferimento stabili per costruire la loro vita, diventando così profondamente insicuri. Il relativismo diffuso, secondo il quale tutto si equivale e non esiste alcuna verità, né alcun punto di riferimento assoluto, non genera la vera libertà, ma instabilità, smarrimento, conformismo alle mode del momento. Voi giovani avete il diritto di ricevere dalle generazioni che vi precedono punti fermi per fare le vostre scelte e costruire la vostra vita, come una giovane pianta ha bisogno di un solido sostegno finché crescono le radici, per diventare, poi, un albero robusto, capace di portare frutto.

La fede cristiana non è solo credere a delle verità, ma è anzitutto una relazione personale con Gesù Cristo, è l’incontro con il Figlio di Dio, che dà a tutta l’esistenza un dinamismo nuovo. Quando entriamo in rapporto personale con Lui, Cristo ci rivela la nostra identità, e, nella sua amicizia, la vita cresce e si realizza in pienezza. C’è un momento, da giovani, in cui ognuno di noi si domanda: che senso ha la mia vita, quale scopo, quale direzione dovrei darle? E’ una fase fondamentale, che può turbare l’animo, a volte anche a lungo. Si pensa al tipo di lavoro da intraprendere, a quali relazioni sociali stabilire, a quali affetti sviluppare… In questo contesto, ripenso alla mia giovinezza. In qualche modo ho avuto ben presto la consapevolezza che il Signore mi voleva sacerdote. Ma poi, dopo la Guerra, quando in seminario e all’università ero in cammino verso questa meta, ho dovuto riconquistare questa certezza. Ho dovuto chiedermi: è questa veramente la mia strada? È veramente questa la volontà del Signore per me? Sarò capace di rimanere fedele a Lui e di essere totalmente disponibile per Lui, al Suo servizio? Una tale decisione deve anche essere sofferta. Non può essere diversamente. Ma poi è sorta la certezza: è bene così! Sì, il Signore mi vuole, pertanto mi darà anche la forza. Nell’ascoltarLo, nell’andare insieme con Lui divento veramente me stesso. Non conta la realizzazione dei miei propri desideri, ma la Sua volontà. Così la vita diventa autentica.

Cari amici, costruite la vostra casa sulla roccia, come l’uomo che “ha scavato molto profondo”. Cercate anche voi, tutti i giorni, di seguire la Parola di Cristo. Sentitelo come il vero Amico con cui condividere il cammino della vostra vita. Con Lui accanto sarete capaci di affrontare con coraggio e speranza le difficoltà, i problemi, anche le delusioni e le sconfitte. Vi vengono presentate continuamente proposte più facili, ma voi stessi vi accorgete che si rivelano ingannevoli, non vi danno serenità e gioia. Solo la Parola di Dio ci indica la via autentica, solo la fede che ci è stata trasmessa è la luce che illumina il cammino. Accogliete con gratitudine questo dono spirituale che avete ricevuto dalle vostre famiglie e impegnatevi a rispondere con responsabilità alla chiamata di Dio, diventando adulti nella fede. Non credete a coloro che vi dicono che non avete bisogno degli altri per costruire la vostra vita! Appoggiatevi, invece, alla fede dei vostri cari, alla fede della Chiesa, e ringraziate il Signore di averla ricevuta e di averla fatta vostra!

Noi crediamo fermamente che Gesù Cristo si è offerto sulla Croce per donarci il suo amore; nella sua passione, ha portato le nostre sofferenze, ha preso su di sé i nostri peccati, ci ha ottenuto il perdono e ci ha riconciliati con Dio Padre, aprendoci la via della vita eterna. In questo modo siamo stati liberati da ciò che più intralcia la nostra vita: la schiavitù del peccato, e possiamo amare tutti, persino i nemici, e condividere questo amore con i fratelli più poveri e in difficoltà.

Cari amici, spesso la Croce ci fa paura, perché sembra essere la negazione della vita. In realtà, è il contrario! Essa è il “sì” di Dio all’uomo, l’espressione massima del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. Infatti, dal cuore di Gesù aperto sulla croce è sgorgata questa vita divina, sempre disponibile per chi accetta di alzare gli occhi verso il Crocifisso. Dunque, non posso che invitarvi ad accogliere la Croce di Gesù, segno dell’amore di Dio, come fonte di vita nuova. Al di fuori di Cristo morto e risorto, non vi è salvezza! Lui solo può liberare il mondo dal male e far crescere il Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo.

Oggi per molti, l’accesso a Gesù si è fatto difficile. Circolano così tante immagini di Gesù che si spacciano per scientifiche e Gli tolgono la sua grandezza, la singolarità della Sua persona (..) Gesù stesso, infatti, apparendo nuovamente dopo otto giorni ai discepoli, dice a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!” (Gv 20,27). Anche a noi è possibile avere un contatto sensibile con Gesù, mettere, per così dire, la mano sui segni della sua Passione, i segni del suo amore: nei Sacramenti Egli si fa particolarmente vicino a noi, si dona a noi. Cari giovani, imparate a “vedere”, a “incontrare” Gesù nell’Eucaristia, dove è presente e vicino fino a farsi cibo per il nostro cammino; nel Sacramento della Penitenza, in cui il Signore manifesta la sua misericordia nell’offrirci sempre il suo perdono. Riconoscete e servite Gesù anche nei poveri, nei malati, nei fratelli che sono in difficoltà e hanno bisogno di aiuto.

Aprite e coltivate un dialogo personale con Gesù Cristo, nella fede. Conoscetelo mediante la lettura dei Vangeli e del Catechismo della Chiesa Cattolica; entrate in colloquio con Lui nella preghiera, dategli la vostra fiducia: non la tradirà mai! “La fede è innanzitutto un’adesione personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 150). Così potrete acquisire una fede matura, solida, che non sarà fondata unicamente su un sentimento religioso o su un vago ricordo del catechismo della vostra infanzia. Potrete conoscere Dio e vivere autenticamente di Lui, come l’apostolo Tommaso, quando manifesta con forza la sua fede in Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”.

Cari amici, vi rinnovo l’invito a venire alla Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Con gioia profonda, attendo ciascuno di voi personalmente: Cristo vuole rendervi saldi nella fede mediante la Chiesa. La scelta di credere in Cristo e di seguirlo non è facile; è ostacolata dalle nostre infedeltà personali e da tante voci che indicano vie più facili. Non lasciatevi scoraggiare, cercate piuttosto il sostegno della Comunità cristiana, il sostegno della Chiesa! Nel corso di quest’anno preparatevi intensamente all’appuntamento di Madrid con i vostri Vescovi, i vostri sacerdoti e i responsabili di pastorale giovanile nelle diocesi, nelle comunità parrocchiali, nelle associazioni e nei movimenti. La qualità del nostro incontro dipenderà soprattutto dalla preparazione spirituale, dalla preghiera, dall’ascolto comune della Parola di Dio e dal sostegno reciproco.

VIAGGIO APOSTOLICO NEL REGNO UNITO
Venerdì, 17 settembre 2010
INDIRIZZO DEL SANTO PADRE AGLI ALUNNI
Cappella e Campo Sportivo del St Mary’s University College a Twickenham (London Borough of Richmond)

C’è qualcosa che mi sta davvero molto a cuore di dirvi. Ho la speranza che fra voi che oggi siete qui ad ascoltarmi vi siano alcuni dei futuri santi del ventunesimo secolo. La cosa che Dio desidera maggiormente per ciascuno di voi è che diventiate santi. Egli vi ama molto più di quanto voi possiate immaginare e desidera per voi il massimo. E la cosa migliore di tutte per voi è di gran lunga il crescere in santità.

Forse alcuni di voi non ci hanno mai pensato prima d’ora. Forse alcuni pensano che essere santi non sia per loro. Lasciatemi spiegare cosa intendo dire. Quando si è giovani, si è soliti pensare a persone che stimiamo e ammiriamo, persone alle quali vorremmo assomigliare. Potrebbe trattarsi di qualcuno che incontriamo nella nostra vita quotidiana e che teniamo in grande stima. Oppure potrebbe essere qualcuno di famoso. Viviamo in una cultura della celebrità ed i giovani sono spesso incoraggiati ad avere come modello figure del mondo dello sport o dello spettacolo. Io vorrei farvi questa domanda: quali sono le qualità che vedete negli altri e che voi stessi vorreste maggiormente possedere? Quale tipo di persona vorreste davvero essere?

Quando vi invito a diventare santi, vi sto chiedendo di non accontentarvi di seconde scelte.

Dio non solo ci ama con una profondità e intensità che difficilmente possiamo immaginare: egli ci invita a rispondere a questo amore. Tutti voi sapete cosa accade quando incontrate qualcuno di interessante e attraente, come desideriate essere amici di quella persona. Sperate sempre che quella persona vi trovi a sua volta interessanti ed attraenti e voglia fare amicizia con voi. Dio desidera la vostra amicizia. E, una volta che voi siete entrati in amicizia con Dio, ogni cosa nella vostra vita inizia a cambiare. Mentre giungete a conoscerlo meglio, vi rendete conto di voler riflettere nella vostra stessa vita qualcosa della sua infinita bontà. Siete attratti dalla pratica della virtù. Incominciate a vedere l’avidità e l’egoismo, e tutti gli altri peccati, per quello che realmente sono, tendenze distruttive e pericolose che causano profonda sofferenza e grande danno, e volete evitare di cadere voi stessi in quella trappola. Incominciate a provare compassione per quanti sono in difficoltà e desiderate fare qualcosa per aiutarli. Desiderate venire in aiuto al povero e all’affamato, confortare il sofferente, essere buoni e generosi. Quando queste cose iniziano a starvi a cuore, siete già pienamente incamminati sulla via della santità."

Sito ufficiale GMG: http://www.madrid11.com/
Sito italiano GMG: http://www.gmg2011.it/

martedì 31 agosto 2010

Canale su VIMEO

Cari amici,
siamo sbarcati su VIMEO con un canale tutto nostro!

Madre Nostra


http://vimeo.com/channels/madrenostra
Qui troverete alcuni video che abbiamo realizzato con i ragazzi e alcune puntate speciali di "Ora Insieme"!
fatemi sapere..